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 RIASSUMENDO

DAL CONVENTO SOLO QUESTA MINESTRA

     Scrive Gianluca Felicetti, responsabile dei rapporti istituzionali della LAV sul supplemento (sopra citato) dell’Unità: la possibilità di ottenere una legge migliore in questo quadro politico e di forze economiche che in alcuni passaggi hanno fortemente condizionato in negativo l’emanazione di questa norma, era ridotta a zero.

   Questa osservazione inquadra perfettamente e realisticamente la situazione: o così o niente.

ed è una minestra riscaldata

    “O così” significa affermare che non è l’animale in sé da tutelare (come abbiamo visto secondo Pistorelli e Fassone) ma il sentimento di umanità verso di

loro, come spiega chiaramente il titolo delle nuove disposizioni; in pratica si “riscalda” il brodo del vecchio 727, mettendogli il sale delle sanzioni rafforzate e spostando i casi più gravi fra i delitti:  deve quindi essere punita molto più severamente che in passato solo la crudeltà gratuita, cioè quella non codificata dalle usanze (vedi Fassone).

 bando agli estremismi

    E per essere sicuri che non vi siano pericolose interpretazioni estremistiche  (si sottintende da parte di magistrati in vena di “originalità”, perché la giurisprudenza è fatta dalle loro sentenze) si è voluto porre un limite molto chiaro affinché non vengano intaccate in alcun modo le  attività venatorie, circensi, di allevamento ecc., cioè il maltrattamento “socialmente o scientificamente” accettato. Quindi, per maggior sicurezza si sono tarpate le ali alle guardie zoofile, (potenziali estremisti…) limitando le loro competenze sulla legge ai soli animali di affezione (in sostanza cani e gatti), cosa che non disturba nessun interesse “forte”.

   Sempre per evitare “interpretazioni estremistiche”, si è evitata l’applicazione in caso di  colpa, nonostante il Senatore Consolo  l’ avesse notato ed evidenziato subito (come sopra riportato)  quando il disegno di legge giunse al Senato e i risultati sono stati ben sintetizzati dal procuratore di Trento Stefano Dragone.

   Infine si sanziona con più forza la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, ma si restringe moltissimo l’applicabilità della norma pretendendo la prova delle gravi sofferenze.

 un riflettore… anchilosato

    Insomma, la nuova legge assomiglia a un potente riflettore a luce polarizzata rispetto a una semplice lampadina; illuminazione “a giorno” laddove giunge il fascio del riflettore ma – come tutti sanno –  buio pesto su tutto il resto; la lampadina invece illumina più debolmente ma più equamente, dando un po’ di luce a tutti.

   E il problema sta nel fatto che il riflettore in questione non è girevole ma fissato su un unico punto: il sentimento per gli animali.

 ma quanto è sporca l’acqua?

    Meglio quindi – continua Gianluca Felicetti - far compiere questo grande, anche se non esaustivo passo avanti che gettare irresponsabilmente altri animali, con l’acqua sporca.

   La valutazione della LAV (condivisa da ENPA e WWF) di far passare comunque la legge segue senza dubbio una sua logica, oltre alla sindrome “materna”; in pratica la gran parte delle denunce veniva archiviata e rari sono stati i casi di applicazione in quanto i tempi lunghi della nostra giustizia facevano passare in fretta i tre anni per la prescrizione; d’altra parte è anche vero che le archiviazioni dimostrano che vi era una scarsa sensibilità dei magistrati per questo tipo di reati, né si può presumere che l’aver promosso fra i delitti il maltrattamento comporterà maggior sensibilità, tutt’altro: le ben più restrittive condizioni (dolo) per applicare la legge daranno una scappatoia molto “gettonabile” in una situazione di sovraccarico di lavoro che assedia  i magistrati. Solo i casi eclatanti, che impressionano il giudice e l’opinione pubblica per la gratuità del maltrattamento (vedi caso Aronne, il cagnolino cui era stata gettata addosso acqua bollente), saranno sicuramente perseguiti.

 Una norma (purtroppo) adeguata alla nostra società

     Bisogna ammettere che in effetti la società italiana non è ancora in grado di riconoscere all’animale dei “diritti” e quindi questa legge corrisponde realmente (purtroppo) al sentire comune dell’opinione pubblica, così come la maggior tutela verso gli animali di affezione che gli animali ricevono da questa normativa è altrettanto perfettamente aderente alla realtà: la signora che porta a spasso il cagnolino e indossa una pelliccia non riesce a rendersi conto che i venti/sessanta animali che ha indosso non avrebbero nulla da invidiare a Fido, quanto a intelligenza e sensibilità, così come la  reazione orripilata del buongustaio quando scopre che il  coniglio in salmì era un gatto (somigliantissimi una volta in padella) segnala che il “sentimento verso gli animali” è ben lungi dal riconoscere loro dei diritti in sé.

   E dato che le grandi associazioni contano fra i loro associati molte persone che inorridiscono nel vedere picchiare un cane, ma infilzano senza rimorsi la forchetta nell’arrosto di vitello non si può negare che la scelta di far passare comunque questa legge sia stata più che comprensibile.

   E’ quindi compito delle “minoranze”, cioè di quel folto numero di associazioni ed attivisti che si è opposto alla legge ma che non ha la forza mediatica e gli “agganci” presso le istituzioni (Parlamento, Governo ecc.) pari a LAV, ENPA o WWF, portare avanti con pazienza e costanza le argomentazioni più rigorose che, inutile negarlo, le istituzioni, la gran parte della gente e sicuramente molti soci delle grandi associazioni vedono con sospetto di … estremismo.

 E IL PREMIO PINOCCHIO?

     Giustamente vi starete chiedendo a chi assegnare il premio Pinocchio fra le frasi riportate in prima pagina. In effetti è presto per dirlo: saranno le sentenze o le archiviazioni a stabilire chi l’ha sparata grossa.

   Credo però che gli autori di quanto scritto qui sotto meritino una menzione speciale:

Da oggi esiste uno strumento efficace per punire chi maltratta gli animali, un deterrente credibile e valido (...) In un paese arretrato e incivile come il nostro (...) questa legge è un grande passo avanti, una conquista rilevante. Il vecchio dettato dell'art. 727 era un'arma spuntata, un fucile scarico.  Abbandonare un cane, impiegare animali in spettacoli o lavori insostenibili, detenerli in condizioni incompatibili con l'etologia della specie, organizzare lotte cruente con scommesse clandestine costerà caro d'ora in avanti. Anche se avremmo tutti sperato in sanzioni ancor più severe, quale deterrente contro la barbarie, oggi è comunque un grande giorno.

   Ma come, direte, non hai detto che bisogna aspettare? Eh sì, ma questo commento non è a favore della nuova legge, ma è stato redatto nel 1993 dal quartetto parlamentare dei Verdi Apuzzo-Pecoraro Scanio-Procacci-Rocchi  in occasione della legge che in quell’anno aveva rinnovato l’art. 727 C.P.; per fortuna – visti i risultati - sembra questa volta che i verdi abbiano imparato la lezione.

 quando la verità viene a galla

   Il magistrato Maurizio Santoloci pare oggi ben  meno entusiasta di quella legge e scrive su Impronte che “se, dunque, il previgente articolo 727 C.P. è stato realmente (e raramente) applicato per tutelare gli animali, questo lo dobbiamo solo ad una parziale sensibile e futuristica linea giurisprudenziale della Cassazione” che in pratica ha ampliato la portata della norma e creando principi che “si sono risolti in diretta  tutela degli animali”.  E segnala ”mancate denunce per inapplicabilità della norma, archiviazioni successive a denunce, blandi decreti penali di condanna con pene risibili o assoluzioni perché il fatto – pur sussistente – non costituiva reato”.

   Come dire: la verità (cioè lo scarso valore della precedente norma, denunciato attraverso il primo Retroscena 727) viene sempre a galla. E quella attuale in alcuni punti è peggio di quella!

 fare i conti con la realtà

     Per tornare ai giorni nostri, la lettura delle pagine precedenti e dei pareri espressi fa comprendere come la posizione più “difficile” – stando a chi scrive - sembra ora proprio quella del magistrato Santoloci, che appare in netta minoranza nel sostenere che la nuova legge cambia radicalmente l’impostazione giuridica, per cui gli animali vengono tutelati in via diretta e “non più in quanto incrudelire verso di loro offende il comune sentimento di pietà umana!” Vedremo se  la Cassazione confermerà o respingerà le sentenze  sue  e   di  altri che  si basano   su
questa “rivoluzione”.

    L’ENPA ha comunicato che ogni anno i casi annualmente denunciati di maltrattamento sono migliaia; vedremo ben presto se almeno uno su dieci verrà punito e quindi se centinaia saranno le condanne. Cartina di tornasole sarà  l’importo delle sanzioni erogate, che ora dovranno andare alle associazioni: esse daranno la misura dell’efficacia della nuova legge, tenendo conto che – come spiegava il dott. Dragone, i giudici tenderanno sempre a irrogare la multa e non il carcere.

   Quindi l’entusiasmo diffuso a piene mani dalla LAV rischia di andare a scontrarsi con la dura realtà, rischiando di produrre aspettative che non si concretizzeranno (vedasi oltre un bell’esempio) e quindi di incrinare la credibilità dell’associazione che si è esposta in modo tanto evidente; è anche vero che  tale rischio, abbastanza concreto presso gli attivisti e le altre associazioni - appare ridotto presso il grande pubblico, stante la notevolissima capacità di questa associazione nella gestione della comunicazione di massa.

 due esempi indicativi

   L’8 agosto è stato riportato sul Corriere un caso purtroppo emblematico: un uomo ha sgozzato un coniglio sulla spiaggia; ha poi aggredito i Carabinieri chiamati da persone inorridite e quindi è stato processato per direttissima; si è beccato 8 mesi; per il maltrattamento? No,  per «resistenza e violenza a pubblico ufficiale oltre che per porto di arma bianca di genere proibito». E la nuova legge? Non è stata applicata, perché lo sgozzatore lo ha fatto per mangiare; l’articolo si chiude con un’amara constatazione: un coniglio per fame, dunque, si può sgozzare tranquillamente davanti a tutti..

   Ecco invece un caso dove la nuova legge dovrebbe trovare piena applicazione:

   Morto soffocato dalle mani di un anziano. Vittima della crudeltà dell'uomo: è un gattino di poche settimane, dunque non in grado di difendersi e di scappare, inseguito, catturato e ucciso in un cortile di via Brescia, al  civico 34. Più fortuna hanno avuto gli altri piccoli, sfuggiti allo scempio.

   Un obbrobrio seguito in diretta da alcune persone che abitano al quarto piano del condominio Stella, palazzo attiguo al cortile dell'orrore. Un  obbrobrio riassunto in una lettera indirizzata all'Associazione protezione  animali di Cremona (Apac), diciassette righe pochi giorni fa allegate alla denuncia fatta dalla vicepresidente Apac, Loretta Basiola, ai carabinieri. Crudeltà, orrore, obbrobrio, animale d’affezione e articolo sul giornale: tutti elementi che indicano una profonda offesa contro il “sentimento per gli animali” e fanno prevedere una probabile condanna esemplare.

 il maialino di Segni

    Altro esempio emblematico: oltre una dozzina di anni addietro, grazie in particolare all’impegno di Animal Liberation,  si riuscì a porre termine alla giostra del maialino a Segni RM, manifestazione in cui i partecipanti bendati dovevano colpire un povero maialino.

   Si legge sul sito cittadino www.comune.segni.rm.it/nuovosito/Comunicati/docs/giostra.htm

 Da ormai più di due lustri la giostra del maialetto, fiore all’occhiello delle manifestazioni culturali della nostra città, non è stata più effettuata a seguito di una legge del 1992 che  vietava ogni uso dell’animale che fosse incompatibile con le sue caratteristiche etologiche. (…). Dall’entrata in vigore di quella legge, dunque, non è stato più possibile svolgere la giostra (…)  Sin dall’insediamento di questa nuova Amministrazione comunale, è stata ferma l’intenzione di cercare con tutti i mezzi di ripristinare la giostra del maialetto, sempre nel rispetto della legge naturalmente, magari escogitando diverse modi e forme di svolgimento, l’importante era far rivivere questa tradizione che, in tutto il mondo, è solo di Segni. Questo vento silenzioso che aleggiava nell’aria alimentato dai desideri più reconditi di una coscienza collettiva saldamente legata alle proprie tradizioni (…) si è trasformato in una volontà munita dell’imperio della legge.

Infatti lo scorso 8 luglio c.a. il Senato ha approvato in via definitva un testo legislativo che detta nuove disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali (…)

Tra le numerose nuove disposizioni, ce n’è una che potrebbe permetterci di ripristinare la nostra giostra del maialetto. Si tratta  dell’art. 3 della citata legge il quale prevede che le disposizioni del titolo IX bis del libro II del codice penale, cioè quelle norme che appunto vietano ogni uso dell’animale che sia incompatibile con le sue caratteristiche etologiche, non si applicano alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalle Regione (…) il condizionale non è casuale, in quanto è necessaria una autorizzazione della Regione.

   Naturalmente, questa Amministrazione Comunale, che era già fermamente intenzionata al ripristino di detta manifestazione, a prescindere anche da quest’ultima legge, metterà in campo tutte le proprie energie affinchè questa millenaria tradizione, segnina per eccellenza, torni a rivivere.

   Bene, difficilmente a Segni riuscirà a rinascere questa tradizione per noi vergognosa, anche perché le opposizioni saranno forti (si spera), ma l’esempio è indicativo dell’infelice impatto dell’art 19 ter in  questa nuova legge…. 

triste impatto con la realtà

 Entusiasmo andato in pezzi  per la nuova legge è testimoniata da  Cristina Fabbrini  che sul Tirreno il 7 settembre  2004 scrive questa lettera:

La lettera - Le zone di addestramento sono un'inutile crudeltà 
verso gli animali "quei poveri cuccioli fatti dilaniare"

    Totò disse in un film la celebre battuta: "più conosco gli uomini, più amo le bestie!", e come dargli torto di fronte ai comportamenti umani? Questo è solo un episodio, ma vorrei condividere con gli altri lettori de "il Tirreno" la mia tristezza. 
   Nei giorni scorsi scopro un allevamento, vicino a Livorno, di cani da cinghiale e inorridita mi documento sulla pratica di introdurre nei recinti dei cani da addestrare numerosi cuccioli di cinghiale "vivi" per esercitare appunto questi cani.
   Questi cuccioli fino alla fine atroce soccombono in mezzo ai cani eccitati dagli allevatori, morsicati e dilaniati.
   Successivamente mi decido di segnalare alla Polizia Provinciale questa pratica orribile ricordando che la nuova legge sui maltrattamenti animali cita "che chiunque per crudeltà cagiona dolore ad un animale rischia la reclusione ... ecc.", ma scopro con ripugnanza che la nuova legge non si può applicare perchè diverse sono le disposizioni in materia di caccia, pesca, allevamenti e laboratori di ricerca con i loro reparti di vivisezione!

   Allora mi chiedo se quei cuccioli di cinghiale è giusto che facciano una fine così  tragica perchè una legge che li possa proteggere non c'è ancora e mi auguro che molti cittadini sentano come me l'aspetto negativo della faccenda.  

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data
23/10/2004
aggiorn. loc.-reg.-naz.
Italia
ARGOMENTI
Maltrattamenti
fonte note