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Dalla copia della lettera scritta da Cristina Leòn nel 1988

Rispondo alla tua richiesta, anche in quanto mi dici che ci sono ancora persone che negano il martirio dell'asinello di Villanueva de la Vera (Caceres), condannato a soffrire, anno dopo anno, per mantenere una barbara tradizione. Ti confermo che nel 1986 fui testimone del linciaggio dell'animale. Gli abitanti lo avevano comperato per celebrare, come fanno annualmente, il rito ispirato dalla morte di un ebreo condannato, in quella località, ad essere torturato ed arso sul rogo, al tempo dell'Inquisizione.

Un uomo grasso, dopo un'abbondante pasto, va in giro per il villaggio, montato sull'asino. Costui rappresenta il banditore che annunciava al popolo l'esecuzione, in modo che ognuno potesse assistervi. Con il trascorrere del tempo, l'asino cominciò a rappresentare il condannato; ed è per questo che viene percorso morte, specialmente da gente ubriaca.

Quando ci trovammo nel 1987,  ricorderai certo di due anziane che erano infuriate contro gli "stranieri", i quali le avevano private dello spettacolo che erano abituate a contemplare, mentre Vicki Moore e i giornalisti della carta stampata e delle televisioni stavano, per la prima volta, investigando su questo caso.

Testimonio che la foto che prestai alla tua amica, perché fossi inviata alla stampa britannica, come prova di questo crimine, fu scattata proprio da me, nel 1986. Ero stata spinta via (con alcuni amici che mi avevano invitato ad assistere a queste cosiddette feste carnevale) proprio perché volevo prendere una foto ravvicinata dell'animale, benché nauseata da quest'esibizione di crudeltà e gli abitanti del villaggio avevano capito che era un visitatore curioso e ostile. Fui terribilmente scossa dalla scena: questo fu notato e, per tale motivo, viene picchiato più spietatamente il povero animale fino alla morte. In quella foto, puoi vedere bene, a terra, uno degli arti dell'animale che sporge fuori dalla tasca delle gambe umane. Infatti esso era già caduto e coperto dalla gente che lo schiaccia. Due minuti prima di essere spinta via, avevo visto del sangue sgorgare dalle zampe anteriori che erano state appena spezzate. Una foto di questo linciaggio appare nel numero del gennaio 1988 della rivista "Lookout", pubblicata nella Costa del Sol, quale dimostrazione parziale, ma precisa, della mostruosa crudeltà delle cosiddette feste popolari spagnole. In questo particolare documento si può vedere la testa dell'asino brutalmente tirata indietro da alcuni teppisti, mentre altri lo percuotono con bastoni. Sono sicura che anche tu hai la copia della lettera che il sindaco di questo villaggio inviò, come risposta, al presidente di una delle associazioni spagnole di protezione animali che, in quei giorni, aveva pubblicato una protesta contro questi fatti. Quel sindaco afferma di avere ordinato la popolazione di comportarsi in modo civile. Egli si rammarica di questi avvenimenti, che rappresentano la degenerazione di tale festività, e lamenta la mancanza di forze repressive nelle piccole aree municipali. A tale proposito, vorrei osservare che Madrid non può essere considerata un piccolo comune di Spagna e, tuttavia, nelle sue vicinanze - precisamente a Fuenlabrada - ebbe luogo, per la strada, un pubblico linciaggio di tori, in presenza delle guardie municipali che aiutarono a sollevare (e deporre) i corpi sanguinanti massacrati su di un furgone a rimorchio. Quello fu considerato uno scandalo, persino secondo il metro spagnolo; allora, per la prima volta, la stampa di Madrid denunciò i fatti, invece di limitarsi disporli, ed il sindaco di Fuenlabrada e il "Governador civil" di Madrid  si accusarono reciprocamente di essere responsabili di quella che si ritenne essersi trasformata in una vera orgia.

Questa costituisce, oggi, la vergogna della Spagna. Io spero che giustamente se è vero atteggiamento internazionale faccia sì che ciò non divenga la vergogna dell'Europa, il crimine di cui ogni essere umano che non intervenga dovrà ritenersi colpevole

 

Dalla relazione di Clara Genero, 1991 

Ebbe particolare risalto, in Spagna, un articolo del filosofo Jesus Mosterin, apparso sul giornale "El Pais" del 8 novembre 1985, intitolato filosofia e tauromachia; vi era scritto fra l'altro: accettare ciecamente tutti componenti della tradizione significa negare la possibilità stessa del progresso della cultura. Quello della tradizione culturale e appunto l'argomento portato dei difensori della corrida. In un opuscolo intitolato La vergogna della Spagna (1986), del movimento spagnolo contro gli spettacoli crudeli, era scritto: la tauromachia è solo un affare di denaro, mascherato da tradizione culturale.

La scusa della tradizione culturale viene portata avanti anche per giustificare le altre feste sadiche, alcune delle quali, tuttavia, sono state inventate solo da pochi anni. Le feste e dette "padronali" o "popolari" che erano state abolite nel 1963; ma, nel 1982, vennero nuovamente legalizzate.

Nella "fiesta" di Villanueva de la Vera viene commemorato il supplizio (con un rogo o un linciaggio) cui fu sottoposto un eretico o un ebreo al tempo dell'Inquisizione, rappresentato da un fantoccio di stoffa che, ogni anno, è fatto a pezzi dalla popolazione. Solo la testa, di legno, viene conservata gelosamente e riutilizzata ogni anno.

Questa festa vede il giorno di carnevale un asinello protagonista: deve portare sulla groppa, per alcune ore, l'uomo più pesante del paese, fra maltrattamenti di ogni genere.

Dei protezionisti inglesi, invitati sul luogo dei loro colleghi di Madrid, avevano proposto gli abitanti del villaggio la sostituzione con un asino in cartone, procurando loro stessi un esempio, ma gli abitanti reagirono indignati, gridando in coro:

no queremos burro de cartòn, los ingleses al pilòn (non vogliamo l'asino di cartone, gli inglesi nella fontana) ed alle parole fecero seguire i fatti.

Come nelle altre feste del circondario, molto attivi sono i giovani chiamati alla leva militare, i cosiddetti "quintos".

Mentre i "quintos" si ubriacano nel municipio, altri provvedono a bagnare, nella fontana della piazza, una lunga grossa corda cui hanno praticato dei nodi, per poter tirare meglio. Questa era legata al collo dell'animale che, ubriacato e maltrattato, cadrà quasi subito e sarà trascinato violentemente dei giovani. Ad ogni caduta, la folla gli si getterà sopra, schiacciandolo e saltandogli sulle zampe per spezzarle.

Fino al 1986, l'asino veniva accoltellato; gli venivano cavati gli occhi spezzate le ossa.

Emblematica la frase con cui l'ispettore inviato sul luogo dall'associazione protezionistica spagnola ADDA concludeva il suo rapporto: la festa dura finché dura l'asino. Nel carnevale 1987, grazie all'intervento dei protezionisti spagnoli, fiancheggiati dei loro colleghi inglesi, l'asinello di turno fu risparmiato, comperato e trasportato in Inghilterra. Quella volta, probabilmente, giocò un effetto di sorpresa. Un giornalista spagnolo scrisse allora: è stato il primo animale salvato in una festa spagnola, e sarà anche l'ultimo. E effettivamente negli anni seguenti gli asini furono trattati molto crudelmente: non morirono durante una festa ma non si sa bene che fine fecero. Gli abitanti del villaggio, da quando la loro festa ha sollevato la deplorazione generale, hanno continuato a ripetere che all'asino "no le pasa nada" (non succede niente).

Smentiti da chi è stato presente affatto, hanno ribattuto che si sono incattiviti per colpa degli inglesi tenuti a mettere il naso nelle loro faccende. Nel carnevale 1991, nessun arrivato alla festa dell'Inghilterra; ciò nonostante l'animale stato trattato in modo più crudele dell'anno precedente.

Nel 1991 abbiamo inviato due italiani da Jesolo Lido ed Ivrea

ecco quanto ci hanno riferito:

 L'ultimo di carnevale, giorno della festa tradizionale, è stato il 12 febbraio 1991. Il giorno precedente, lunedì 11, nel municipio del paesino, ebbe luogo una conferenza stampa, presenti, oltre all'autorità locale e al pubblico, una trentina di animalisti provenienti da vari paesi d'Europa i due parlamentari del Belgio.

Prese la parola il sindaco. Non gli chiedemmo se l'asino sarebbe stato picchiato anche quest'anno e ci assicurò, ripetendolo più volte, che non sarebbe stato toccato "nemmeno con un dito". Aggiunse che era felice di vedere tante persone che avrebbero potuto testimoniare, nel loro paesi, sulla bellezza di Villanueva e sulla bontà dei suoi abitanti. Parlarono poi i parlamentari belgi e il rappresentante della fondazione Bardot. Infine intervenne unoo spagnolo il quale, con molta arroganza, affermò che le feste in questione rappresentato un bellissimo costume spagnolo, con il quale gli stranieri non avevano nulla da spartire, per cui potevano tornarsene subito a casa loro. Rispondemmo che la crudeltà non ha frontiere.

Ecco cosa successe:

alle nove del mattino, appuntamento nella piazza del paese. Portano un asinello, di color grigio chiaro, che all'ispettore dell'associazione nazionale difesa animali sembrava lo stesso dell'anno scorso. Subito la folla è addosso al piccolo animale, colpendolo con calci, pugni e bastoni. Poi l'animale è introdotto, per il portoncino, nel municipio, dove i"quintos" lo costringono a ingerire un'enorme quantità di alcol e gli legano al collo un capo della corda. Gli uomini  i ragazzi attendono, pregustando il divertimento.

Quasi un centinaio di persone tirano furiosamente la corda, per far uscire l'asino. Quelli di dentro aprono la porta, fanno finta di consegnare la vittima, poi richiudono di colpo: l'asino batte la testa rimane quasi strozzato. Lo si sente ragliare forte dal dolore. Questo dura una mezz'ora. Tirano la corda, un po' verso destra, un po' sinistra per aumentare la sofferenza. Finalmente l'animale viene fatto uscire.

L'ispettore dell'ANDA riferisce: l'asino cade subito. Il tragitto è quello degli altri anni. L'animale cade ogni pochi metri. Allora i giovani gli si gettano sopra, gli pestano le zampe, per cui esso ebbe ben presto le estremità ferite e sanguinanti.

La rappresentante francese della società protezione degli animali lo vede, a un certo punto, vomitare sangue.

 Era estremamente difficile fotografare l'asino, specie mentre veniva maltrattato, perché i paesani le impedivano in ogni modo.

Scrive un inviato italiano: già al primo apparire dell'asino, avevo cercato di fotografarlo e, ma avevo ricevuto spintoni e pugni nei fianchi. Non per questo rinunciai  a tentare nuovamente: l'asinello fu condotto per il paese con il grosso cavaliere sul dorso. Io conoscevo il percorso perché l'avevo fatto il giorno prima; così mi recai là dove l'animale avrebbe dovuto voltare. Arrivò, con tutta la gente intorno che lo picchiava. Vidi un uomo che lo batteva con particolare violenza, con un grosso e corto bastone. Tentai di fotografarlo; ma alcuni fecero per prendermi la macchina fotografica. Mi gettai a terra sopra di essa per difenderla, e questi mi furono addosso, tempestandomi di calci e pugni.

Appena potei, mi gettai tra le gambe che mi stavano intorno sfondando come si fa nel rugby e, dopo un percorso interminabile, giunsi al centro della piazza. Là mi voltai e vidi quattro persone che mi rincorrevano. Mi rifugiai sotto i portici ed un altro paesano mi fece uno sgambetto, per cui caddi. In pochi secondi, i miei inseguitori mi raggiunse e picchiarono con molta violenza; poi mi tirarono su ed uno di loro mi sparò un pugno nello stomaco. Feci per scappare e un altro mi colpì all'occhio destro. I protezionisti mi vennero in soccorso e mi spinsero dentro una porta aperta. Tirai il fiato un attimo, ma la padrona di casa mi buttò fuori. Così avevo  perso quasi tutto il giro dell'asino.

Infine arrivò l'asino, sempre circondato dai suoi aguzzini, e io notai che sanguinava vicino all'orecchio. L'animale, così piccolo, faceva capolino fra tanti energumeni. La crudeltà si accompagna sempre alla vigliaccheria.

Terminata la "storica" rievocazione, l'asinello fu ricondotto alla fattoria, senza permettere veterinari presenti di visitarlo e nemmeno di somministrargli un analgesico.

 

data
11/02/2002
aggiorn. loc.-reg.-naz.
Spagna - Villanueva
ARGOMENTI
fiestas
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