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 IMPEDIAMO LA DEPORTAZIONE DELLE CICOGNE DI FAENZA

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Centro di Recupero Fauna Selvatica di Faenza

L'immagine permette di vedere sia alcuni animali ospitati dal centro, sia il retro dell'impianto industriale autorizzato.
 Un grave errore, cui le autorità vogliono far seguire un rimedio ancora peggiore del male: la deportazione!

A Faenza (RA) dal 1957 esiste un centro che si dedica al recupero della fauna selvatica (caprioli, istrici, ricci, lepri, scoiattoli, falchi, gufi, civette, ecc...) ed all'assistenza di un gruppo di 70 esemplari di cicogne bianche che da diversi decenni si riproducono con grande successo (il nucleo più numeroso d' Italia!) grazie all'impegno di un gruppo di volontari.

Questa attività è finalizzata al ripopolamento delle zone umide italiane da cui le cicogne bianche erano assenti da oltre 400 anni. Fino a maggio 2001 il centro è stato ospitato presso privati poi il comune di Faenza ha disposto lo spostamento su un terreno pubblico; questa nuova sistemazione ha subito suscitato l'indignazione dell'opinione pubblica, delle associazioni ambientaliste-animaliste e degli esperti del settore a causa della sua ubicazione, infatti il centro è posizionato nella zona industriale sul retro di una grossa industria che si occupa del compostaggio dei rifiuti urbani, tale sistemazione causa ovviamente forte malessere agli animali e ai volontari a causa del rumore dell'impianto industriale e dei miasmi che si sprigionano dalle masse di rifiuti in fermentazione.

Le autorità comunali, resesi conto del grossolano sbaglio, tentano ora di porvi rimedio peggiorando la situazione, cioè imponendo al centro un nuovo trasferimento in una zona ANCORA MENO ADATTA per le seguenti ragioni:

     A) il trasferimento forzato decimerebbe l'attuale gruppo di 70 cicogne, poichè questi animali frequentano ambienti rurali pianeggianti caratterizzati da colture estensive e piccole zone allagate mentre il territorio scelto dal comune si trova in una zona collinare contornata da frutteti e vigneti dove le cicogne non potrebbero posarsi per la ricerca del cibo; a seguito di tale incompatibilità le cicogne rimarrebbero nell'area attuale ma qui non potrebbero più essere seguite dai volontari del centro, il gruppo, rimasto improvvisamente senza supporto alimentare ed assistenza per la riproduzione, sarebbe destinato a morte (per i soggetti più deboli ed i giovani più inesperti) o a dispersione per cercare zone più ospitali.

    B) il trasferimento presso Oriolo dei Fichi, oltre a danneggiare le cicogne, danneggerebbe anche l'altra attività svolta dal centro, e cioè il recupero della fauna selvatica. Gli animali ricoverati sono infatti portati da cittadini volenterosi oppure vengono recuperati da volontari inviati appositamente sul luogo di rinvenimento (solitamente zone urbane) e l'allontanamento del centro da Faenza allungherebbe notevolmente i tempi di soccorso.

Se la "deportazione" degli animali avrà luogo l'attività del centro sarà messa a tal punto in crisi da mettere in dubbio l'esistenza stessa della struttura: gli animali reperiti in difficoltà resteranno senza soccorso e il nucleo di cicogne si troverà improvvisamente privo di assistenza con conseguente morte di molti esemplari e dispersione per i superstiti. Contro questo progetto si sono levate già molte voci: sono stati scritti articoli sulla stampa e sono stati trasmessi appelli televisivi ("Animali e animali" di Licia Colò).


se volete ulteriori informazioni, aggiornamenti o collaborare a questa iniziativa, scrivete a Simone Montuschi:  simone.montuschi@libero.it

 

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ECCO COME PASSARE DAL DIRE AL FARE

 

 

data
11/01/2003
aggiorn. loc.-reg.-naz.
Faenza
ARGOMENTI
Cicogne 
fonte note