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Fra le religioni più diffuse, il buddismo è senz'altro quella che fa di una
visione biocentrica un cardine del proprio pensiero. Il rispetto non è solo
verso gli altri esseri umani, ma verso tutte le creature. Questo lo si evince
chiaramente dai canoni buddisti, cioè dai testi di base che tutte le diverse
scuole riconoscono come fondamentali.
E' bene però ricordare che - almeno nel buddismo più antico - il fine che
il monaco deve raggiungere è la liberazione, cioè il distacco completo dal
mondo materiale, comprendendo in questa accezione anche i vincoli di
attaccamento mentali (all'idea di sé, alle proprie opinioni ecc.); l'ateismo
buddista, nel senso della non esistenza di un "Creatore", lo rende una
disciplina sicuramente complessa da comprendere e soprattutto ardua da seguire
nella sua impostazione originaria per gli
occidentali, abituati a credere a un Dio padre (...e a rivolgersi a una miriade di
Santi, che hanno egregiamente sostituito l'esistenza degli Dei); d'altronde è
anche vero che altrettanto arduo è seguire realmente il messaggio cristiano, non
nella semplice esteriorità come avviene per la gran massa dei cosiddetti
credenti. Sicuramente coloro che lavorano in difesa anche degli animali in
un'ottica buddista non subiscono la squalificazione sociale che invece
viene riservata loro nelle società in cui dominano le grandi religioni
monoteiste.
Per tornare al nostro fine, riportiamo di seguito alcuni estratti dal
Samyutta Nikaya (discorsi in gruppi, a cura di Vincenzo Talamo, Ed.
Ubaldini) in cui troviamo numerosi esempi di rispetto per la vita.
Meritorio
nel
descrivere l'importanza del donare, come atto di generosità,
una delle divinità avvicinatesi a Buddha esprime questa
massima:
è
meritorio o illustre il donare (...) ma è anche meritorio il
raffrenarsi nei riguardi degli esseri viventi, colui che è
innocuo agli esseri viventi, che non fa del male, che non reca
danno ad altri, colui che è mite viene esaltato, non certo
l'animoso: per timore i puri non fanno del male.
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Kassapagotta
(ovvero il cacciatore)
Qui
si segnala come la caccia sia considerata attività estremamente
negativa, e spiega anche come il noto calcia-cacciatore Roberto
Baggio, che si dichiara buddista, abbia in realtà ben poco da
spartire con questa religione.
Una
volta il venerabile Kassapagotta dimorava nella regione dei Kosala
nella regione dei Kosala, in un fitto bosco. In quella circostanza
il venerabile Kassapagotta, durante la siesta, stava ammonendo un
certo cacciatore. Allora una divinità che abitava in quel fitto
bosco, mossa a compassione del venerabile Kassapagotta e
desiderosa del suo bene, gli si avvicinò per scuoterlo.
Avvicinatolo gli indirizzò questa strofa: è fuori luogo, o
bhikku, ammonire un cacciatore, un ignorante e senza cuore che si
inerpica su per il monte: stolto egli mi si rivela; ode ma non
comprende, guarda ma non vede. A parlargli della Dottrina non
ricava lo stolto nessun profitto.
Anche se dieci fiaccole tu gli porterai, o Kassapa, egli non
vedrà le forme poiché occhi non ha.
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Il
nido
Si
noti come in questo racconto la salvezza di un nido viene posta
al di sopra del valore della propria vita e quindi come le
conseguenze di tale "salvataggio" riescono a
sconfiggere le forze negative rappresentate dagli asura.
Così
ho udito: una volta il Sublime dimorava presso Savatthi, nel
parco Jetavana, nell'arama di Anathapindika.
In passato, o bhikku, si svolse una battaglia fra gli dei e gli
asura (divinità inferiori e malevole ndr); in quella
battaglia, o bhikku, gli asura vinsero e furono sconfitti.
Gli dei sconfitti, o bhikku, fuggirono verso il Settentrione e
gli asura li seguirono.
Allora, o bhikku, Sakka, signore degli dei, indirizzò
all'auriga Matali questa strofa:
" Matali
sta lontano con l'asta del cocchio
da quel nido [che si trova] sulla simbali! (specie di albero del
cotone ndr).
Volentieri sacrifichiamo la vita agli asura
purchè quegli uccelli non rimangano senza nido.
"Sì,
signore", e l'auriga Matali, o bhikku, avendo così
assentito a Sakka, signore degli dei, voltò il cocchio trainato
da mille purosangue. Allora, o bhikku, gli asura pensarono:
"il cocchio di Sakka, signore degli dei, trainato da mille
purosangue, è stato voltato: dunque una seconda volta gli dei
attaccheranno gli asura! Così, colti dal panico, rientrarono
nella città degli asura.
E così o bhikku, la vittoria fu giustamente di Sakka, Signore
degli dei. |
I
cinque timori da colpa
Buddha spiega al capofamiglia
Anathapindika caratteristiche e requisiti del discepolo
che segue la sua dottrina, e fra i "timori da colpa"
rimossi troviamo anche il mancato rispetto della vita.
(...)
Capofamiglia, nel nobile discepolo si sono placati i cinque
timori da colpa (...) Quali sono i cinque timori da colpa che in
lui si sono placati?
(...)
Quel timore da colpa, o capofamiglia, che l'uccisore di esseri
viventi a motivo dell'uccisione si procura e per questo mondo e
per il mondo di là, che egli avverte come dolore e pena
dell'animo, quel timore da colpa certo si placa in chi si
astiene dall'uccidere.
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Questa
serie di discorsi, piuttosto impressionanti, indicano in maniera
inequivocabile come l'attività di macellazione sia del tutto
incompatibile con il buddismo; pur non esistendo un inferno
eterno come quello normalmente idealizzato in Occidente, è
innegabile che queste descrizioni ricordino le punizioni
rappresentate nella divina commedia.
Bisogna notare però che l'orrendo destino cui sono destinati
coloro che calpestano la vita (destini analoghi sono previsti
per fabbricanti di frecce - cioè armi - calunniatori,
diffamatori, traditori, adulteri e adultere, "cattivi"
brahmani, monaci e monache, boia e indovine) non comporta il
diritto di disprezzarli o far loro del male, in quanto la
compassione predicata dal buddismo (come quella del
cristianesimo), non si limita solo ai "buoni", ma
anche a coloro che agiscono negativamente
Lo
scheletro
(...)
ecco, amico: mentre scendevo dal Picco degli Avvoltoi ho visto
uno scheletro che andava per aria; e all'istante avvoltoi, corvi
e falchi, piombatigli addosso fra le costole, lo laceravano e lo
smembravano mentre quello urlava dal dolore (...) Quell'essere,
o bhikku, fu già macellaio di bovini in questa stessa Rajagaha.
Per
il frutto di quell'operato, dopo aver sofferto per molti anni,
per molte centinaia, molte migliaia, molte centinaia di migliaia
di anni in mondo infernale, per quel che ancora rimane del
frutto di quell'operato egli subisce una nuova esistenza in
siffatta forma.
Il
brandello dell'uccellatore
(...)
ho visto un brandello di carne che andava per aria (...)
Quell'essere, o bhikku, fu già un uccellatore (...)
il
macellaio di ovini spellato
(...)
ho visto un uomo spellato che andava per aria (...)
Quell'essere, o bhikku, fu già macellaio di ovini (...)
Il
macellaio di maiali
(...)
ho visto un uomo con lame per capelli che andava per aria; e
quelle lame, levatesi, si abbattevano sul suo corpo mentre lui
urlava dal dolore (...) Quell'essere, o bhikku, fu già
macellaio di maiali (...)
Il
cacciatore di daini
(...)
ho visto un uomo con spade per capelli che andava per aria; e
quelle spade levatesi, si abbattevano sul suo corpo mentre lui
urlava dal dolore (...) Quell'essere, o bhikku, fu già
cacciatore di daini.
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Quelli
di Veludvara
Ancora un discorso rivolto ai brahmana capifamiglia, nella
città di Veludvara
Ecco, capifamiglia: il
nobile discepolo così riflette: io sono invero desideroso di
vivere, non di morire; sono desideroso di godere, non di
soffrire. Se qualcuno a me che sono desideroso di vivere, non di
morire, desideroso di godere, non di soffrire, togliesse la
vita, ciò non sarebbe per me piacevole, non sarebbe a me
gradito. E
se io, a mia volta, togliersi la vita a un altro che desidera
vivere, non desidera morire, desidera godere, non desidera
soffrire, ciò sarebbe spiacevole e sgradito a quest'altro.
Questa cosa a me spiacevole e sgradita, anche a un altro sarebbe
spiacevole e sgradita; e questa cosa a me spiacevole e sgradita
perché dovrei io farla a un'altro? Avendo così riflettuto,
egli si astiene dal togliere la vita ad altri esseri viventi, ed
esorta altri ad astenersene, e esalta l'astensione dal togliere
la vita ad esseri viventi. Così comportandosi col corpo egli
consegue il sommo della purezza. |
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Mahanama
Qui Buddha spiega al laico Mahanama chi è un
seguace laico e quali comportamenti deve seguire; è facile
notare come si tratti di norme comportamentali sostanzialmente
analoghe a quelle cristiane (tenendo specialmente conto che il
comandamento biblico del "non uccidere" non specifica
assolutamente che è limitato agli altri esseri umani.
In che
modo, signore, un seguace laico si comporta moralmente? In
quanto, o Mahanama, un seguace laico si astiene dall'uccidere
esseri viventi, dal prendere quel che non gli viene dato, dal
mal comportarsi in rapporto ai desideri sessuali, dal mentire e
dall'uso di vivande spiritose intossicanti, in tanto, o Mahanama,
egli si comporta moralmente. |
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Il
brigante Angulimala
Questo racconto si trova nel Majhiima Nikaya (discorsi medi);
la storia di Angulimala racconta di questo brigante estremamente
crudele e sanguinario verso gli esseri viventi, tanto da
farsi delle collane con le dita degli uomini uccisi. Tenta anche
di aggredire Buddha, ma questi riesce a convertirlo alla
nonviolenza; ecco una frase estremamente significativa per
quanto stiamo esaminando.
Angulimala,
rispose il Buddha, io
mi sono fermato dal commettere azioni che causano sofferenza
agli altri esseri già da molto tempo. Ho imparato a proteggere
la vita, non solo degli uomini, ma di tutti gli esseri viventi.
Angulimala, tutto ciò che vivere vuole vivere. Tutti temono la
morte. Per questo dobbiamo nutrire un cuore compassionevole e
proteggere di vite altrui. |
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Il
vegetarismo nel buddismo
Un così grande
rispetto per la vita comporta necessariamente la valorizzazione
del vegetarismo; leggiamo cosa riporta su questo argomento Hans
W. Schumann nel libro Il Buddha storico - Salerno Editrice.
Schumann spiega
come la questione della dieta carnea viene trattata nel Majjhima
Nikkaya, quando il medico Jivaka viene nominato dal re Bimbisara
medico dell'Ordine buddista, obbligato dalla sua professione a
conservare la vita, interpellò Buddha sul tema dell'uccisione
degli animali e della dieta vegetariana:
Jivaka:
ho sentito che per causa tua vengono uccisi animali e che prendi
la carne che è stata preparata apposta per te. È giusto?
Buddha:
Jivaka, chi afferma questo, non dice la verità. Piuttosto ti
dico che non si deve prendere la carne (come cibo delle
elemosine) in tre casi quando si è visto, sentito il sospettato
(che l'animale è stato ucciso apposta per il monaco). Ma se non
è questo il caso, (il monaco) può prendere la carne. Quando un
monaco compie in un villaggio o in un borgo il suo giro di
elemosine con animo bene disposto verso tutte le creature e un
possidente l'invita per il giorno dopo, egli può accettare
l'invito. Ma se il giorno seguente mangia in quella casa, non
deve pensare che potrebbe continuare a essere invitato a pranzi
così raffinati. Piuttosto egli mangia il cibo delle elemosine
senza lasciarsene condizionare. Credi, Jivaka, che il monaco che
agisce così danneggi se stesso un altro essere?
Jivaka:
no, signore.
Buddha:
(Se parli
di intenzionale eliminazione ad opera mia, Jivaki, questo è
giusto solo in un senso:) desiderio, odio e accecamento io li ho
eliminati e sradicati (in me), così da non farli più
germogliare.
Chi
uccide per amor mio o per amore di uno dei miei discepoli,
compie un'azione cinque volte ingiusta: perché prende
l'animale, gli causa dolore, lo fa uccidere, e di nuovo gli
arreca dolore e tratta me o uno dei miei discepoli in modo
inadeguato. (Majjhima Nikkaya 55, testo parafrasato)
Il criterio è quindi molto chiaro; la carne non deve essere
accettata come elemosina quando l'animale è stato ucciso
appositamente per il monaco; si tenga conto che mentre oggi è
l'offerta a seguire la domanda, in passato era il contrario; in
pratica, oggi si va in macelleria e si compra un pezzo di carne
in più con grande facilità; fino a non molto tempo addietro
invece - per questioni economiche - gli animali uccisi
erano in numero prefissato, per cui se aumentavano i commensali,
si riducevano le porzioni, non si ammazzavano altri animali. Ecco
quindi la motivazione della prescrizione, che oggi non può più
funzionare: ogni consumo di carne comporta automaticamente
l'uccisone di altri animali per "rimpiazzare" la dose
consumata; in pratica se venite invitati a pranzo, potete essere
certi che la quantità di carne che verrà acquistata dipenderà
dal numero di persone presenti al pranzo; quindi una
"frazione" di animale sarà uccisa necessariamente per
voi. Da qui la necessità odierna del vegetarismo |
Sicuramente molti visitatori sensibili potrebbero essere
invogliati da questa
grande apertura al rispetto verso i viventi del buddismo a conoscere meglio
questa religione; per approfondimenti possono visitare il sito dell'UBI
(Unione Buddista Italiana)
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